Investire sulla supervisione degli assistenti sociali

Investire sulla supervisione degli assistenti sociali per migliorare la qualita delle prassi professionali

Il presidente dell’ordine degli Assistenti sociali Liguri Claudia Lanteri ha partecipato all’evento organizzato dall’Associazione Change X Chance il 18 febbraio 2021 presso il Circolo Autorità Portuale di Genova dal titolo “La prospettiva per il sistema dei servizi sociali” dalla 328/2000 al PSN 2021/2023: ospite di rilievo l’ex Ministro alle Politiche Sociali Livia Turco, “madre” della Legge 328, la Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali, oltre agli ex Presidenti dell’ordine Ligura Paola Cermelli e Cristina Lodi, al Consigliere regionale Pippo Rossetti e al Rappresentante del Forum del Terzo Settore Ligure Rosario Giuliano.

L’incontro ha analizzato l’attuale contesto nazionale e locale e le tappe che hanno condotto all’attuale PNISS, il Piano Nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2021/2023, adottato nel luglio 2021 e agli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza nella sua Missione 5 – Inclusione sociale.

La novità del PNISS consiste nell’aver ridefinito i Livelli essenziali delle prestazioni (già enunciati dalla legge 328) e individuato le fonti di finanziamento necessarie per realizzarli. La maggior parte di quests novità impatta specificatamente sulla comunità professionale degli assistenti sociali.

Un approccio basato sui livelli essenziali delle prestazioni si coniuga naturalmente con una visione e un approccio organizzativo che cercano di ricondurre al centro la persona e il professionista sociale, nella loro specificità professionale e nei loro bisogni.

Dal punto di vista professionale, perchè ogni intervento sociale sia efficace, occorre infatti che l’azione professionale si poggi su tre pilastri:

  1. il diritto ad una vita professionale dignitosa
  2. l’attenzione allo specifico professionale, alla deontologia della professione e al contesto organizzativo in cui si esercita
  3. la valorizzazione e la cura della professione e del contesto organizzativo-istituzionale.

Il legislatore, nel Piano Nazionale degli Interventi e dei servizi sociali, inserendo la supervisione professionale come livello essenziale delle prestazioni, indica quindi la necessità di prendersi cura degli assistenti sociali e degli altri operatori sociali. Il professionista deve di conseguenza preoccuparsi che:

  • sia consentita la possibilità di azione;
  • sia possibile riflettere sul lavoro svolto;
  • sia possibile confrontarsi con strumenti intraprofessionali ma anche multiprofessionali;
  • sia possibile esercitare la funzione di advocacy per la revisione delle prassi metodologiche e organizzative

La domanda sociale è in crescita per due motivi principali: il deterioramento delle condizioni di molti individui e famiglie, accompagnata dalla richiesta di servizi di maggiore qualità.

È in questo contesto che si colloca la scelta prioritaria di assicurare un numero congruo di assistenti sociali, quantificabile in almeno un assistente sociale ogni 5.000 abitanti. Tale azione, definita come “rafforzamento del servizio sociale professionale”, ha trasferito agli Ambiti Territoriali e ai Comuni le risorse economiche per l’assunzione di assistenti sociali.

Il servizio sociale professionale del resto, per quanto fondamentale, non esaurisce l’insieme delle professionalità necessarie all’espletamento dei servizi sociali. Diverse altre professionalità sono necessarie, particolarmente in un approccio che vuole fondarsi sulla valutazione delle persone secondo un approccio multidisciplinare.

La professionalità e l’equilibrio degli operatori del sociale è perciò fondamentale per offrire servizi di elevata qualità, cosa tanto più rilevante in quanto il lavoro che ciascuno di loro svolge incide direttamente sulla qualità della vita di persone, spesso in condizioni di elevata fragilità.

Il Piano sceglie poi -e qui entriamo nel vivo- di sostenere la supervisione degli operatori del sociale, da operare secondo modalità incentrate sulla condivisione e sulla supervisione dei casi, ai fini tanto di individuare le migliori risposte ai bisogni quanto di prevenire e contrastare i fenomeni di burn-out.

La supervisione professionale si caratterizza in sostanza come processo di supporto alla globalità dell’intervento professionale dell’assistente sociale, come accompagnamento di un processo di pensiero, di rivisitazione dell’azione professionale ed è lo strumento principe per sostenere e promuovere l’operatività complessa, coinvolgente, difficile degli operatori.

Occorre organizzare uno spazio e un tempo dove ritrovare, attraverso la riflessione guidata e il confronto di gruppo, la giusta vicinanza e la giusta distanza per analizzare sia la dimensione emotiva, sia la dimensione metodologica dell’intervento e per ricollocarla in una dimensione corretta, con spirito critico e di ricerca.

Occorre rimettere al centro l’elaborazione teorica, nel collegamento teoria-prassi, nell’identità professionale, nella rielaborazione dell’esperienza professionale, nella capacità di lavorare in gruppo, nella capacità di incidere sulle decisioni. Come Ordine degli Assistenti sociali intendiamo sostenere fortemente questo processo di investimento sulla professione dell’assistente sociale, con l’auspicio che per ogni iscritto l’attività professionale non sia subìta, ma governata dal professionista.